Sinergie che creano emozioni alla Cantina Di Filippo

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Sinergie che creano emozioni alla Cantina Di Filippo

Passeggiando tra le vigne della Cantina Di Filippo si possono fare simpatici incontri con oche e cavalli. Emma Di Filippo, titolare dell’azienda assieme al fratello Roberto, ci racconta perché ha scelto un’agricoltura diversa, rispettosa dei ritmi della natura, e ci parla dell’importanza cruciale degli eventi per farsi conoscere al pubblico.

Inizio con una domanda che certamente si è sentita rivolgere più volte ma mi pare particolarmente interessante. Perché la scelta del biologico e del biodinamico?

Nel biologico come filosofia ci crediamo tantissimo, siamo consumatori prima che produttori. Abbiamo fatto questa scelta sia per una questione etica, professionale e ambientale, sia per un voler mangiar sano. Con il biodinamico abbiamo fatto un passetto avanti, sempre nella direzione di un rapporto sano tra
ambiente, natura e uomo.

Può spiegare in modo semplice la differenza tra biologico e biodinamico?

Con il biologico ci si limita a non utilizzare prodotti chimici e di sintesi. Con il biodinamico si presta attenzione anche a mettere in atto un processo di produzione nel rispetto dei ritmi della natura. La differenza è che con il biologico alcune pratiche a sostegno dell’equilibrio della fertilità sono necessariamente limitate, mentre con il biodinamico si va a sostenere il terreno. Se ci pensi l’agricoltura è la cosa meno naturale, si costringono i terreni, le piante, a produrre secondo ritmi che non gli sono propri. Il biodinamico interviene su questo, riportando l’agricoltura più vicina alla natura.

Esiste una certificazione per l’agricoltura biodinamica?

Il biodinamico è una certificazione privata, riconosciuta a livello internazionale. Il marchio Agricoltura Biodinamica certifica i terreni e il marchio Demeter certifica i prodotti finali.

Ho letto sul vostro sito che le oche in vigna permettono di dimezzare il consumo energetico: in che modo?

L’introduzione delle oche in vigna rientra in un progetto di agroforestry (agroforestazione, nda) in collaborazione con l’Università di Perugia, Dipartimenti di Agraria e Veterinaria. È una tipologia di agricoltura nata negli Usa e noi siamo una delle prima aziende che la stanno sperimentando in Italia. Il concetto di fondo dell’agroforestry sta in una sinergia tra più colture. Noi siamo nati come viticoltori e restiamo tali, ma usiamo anche altre pratiche come appunto l’allevamento delle oche. Le oche, allevate allo stato brado, provvedono al controllo delle erbe infestanti e concimano. Vengono poi riutilizzate nel circuito aziendale per produzioni di salumi d’oca che possiamo usare anche per le degustazioni in azienda. Per questo progetto settorializziamo una parte del nostro vigneto. Le oche vengono allevate a step, 200 oche per volta fino a un massimo di 600. Per ogni ettaro di terreno servono circa 60 -80 oche.

Quali sono i risultati di questo progetto?

Stiamo ancora sperimentando, ma due anni fa c’è stata una relazione dell’Università sui primi risultati del progetto ed è emerso che siamo riusciti a risparmiare un 30-40% di risorse energetiche. Questo metodo di produzione con l’uso di animali, non solo oche ma anche cavalli (usati al posto dei trattori), è sostenibile sia dal punto di vista dei costi che dal punto di vista dei tempi di produzione. Anche per quanto riguarda le carni delle oche abbiamo ottenuto risultati notevoli.

Cioè?

Abbiamo riscontrato la presenza di omega3 nelle nostre carni, un risultato per ora mai raggiunto da un’azienda agricola in Umbria. Siamo arrivati a “purificare” le nostre oche dalla contaminazione antibiotica. Parliamo di 50-60 oche che siamo riusciti ad allevare internamente dalle vecchie generazioni.

Abbiamo parlato delle oche, qual è invece il ruolo dei cavalli?

I cavalli da lavoro vengono usati in sostituzione dei trattori, mezzi pesanti che comprimono il terreno e limitano la fertilità. Nel vigneto sperimentale otteniamo risultati nettamente superiori sia per quanto riguarda la fertilità del terreno sia per quanto riguarda la qualità del frutto. Grazie all’introduzione dei cavalli diminuiamo i mezzi meccanici che richiedono spreco di energia per la costruzione e la manutenzione, inoltre consumiamo meno carburante. Attualmente abbiamo un vigneto totalmente gestito senza macchinari.

C’è poi un altro aspetto a cui io tengo molto che è il coinvolgimento delle risorse umane. Noi riteniamo fondamentale e necessario in agricoltura l’intervento dell’essere umano e questo tipo di agricoltura richiede un intervento maggiore. Parliamo di umanizzazione dell’agricoltura.

Quante persone lavorano nella vostra cantina?

In tutto tra stagionali e fissi una trentina di persone. È nata come un’azienda famigliare con i miei genitori, dal 2003 siamo subentrati io e mio fratello.

Si parla di territorio, territorio come risorsa da valorizzare per il turismo, per l’economia, per la cultura… lei cosa ama del territorio umbro?

La genuinità. Riusciamo ancora a essere una regione dove si incontrano persone genuine, anche tra produttori e gestori di servizi o personale alberghiero. Ce lo riconoscono i turisti, soprattutto quelli che vengono a trovarci dalla nostra “cugina” Toscana che questa cosa un po’ l’ha persa. Non siamo grandi imprenditori ancora, non riusciamo a fare rete, ma le nuove generazioni si stanno muovendo in questa direzione.

I vostri vini vengono esportati anche in paesi lontani come l’Usa e il Giappone. Si può dunque sfruttare la specificità del territorio umbro per competere a livello internazionale?

Circa un 50% della produzione viene esportata, gran parte nel nord Europa. Ci ha aiutato essere una delle prima aziende biologiche: in nord Europa erano più avanti su questo aspetto, c’era più interesse, e questo ci ha facilitato l’ingresso in certi mercati.

Sicuramente si può sfruttare la specificità del territorio umbro, come gran parte delle specificità italiane. Abbiamo una ricchezza culturale e storica incredibile! Noi umbri però ancora non ci sappiamo vendere, le amministrazione locali non investono come invece accade in regioni vicine come Marche e Toscana.

La Cantina Di Filippo si distingue per proporre idee di degustazioni ed eventi originali, come la passeggiata in carrozza nelle vigne. Qual è l’importanza di organizzare eventi nella strategia di marketing e comunicazione di un’azienda?

Fondamentale perché è il modo per raggiungere il consumatore finale, il più semplice e il più efficace. È la scelta vincente. Noi come azienda abbiamo deciso di non fare articoli sulle riviste di settore ma investiamo molto negli eventi. L’evento è una sinergia di piacevolezze: musica, arte, mangiar bene, mangiare sano.. fa ricordare il nome di Di Filippo come un’emozione piacevole. Penso che il successo nasca tutto da lì.

Ricorda alcuni eventi in particolare organizzati nella sua cantina?

Eventi di gran successo sono stati durante Cantine Aperte le sette edizioni del Porco per la Vigna, nato per strutturare in maniera un po’ diversa Cantine Aperte che aveva un po’ preso la piega del bere per bere tanto. Abbiamo creato eventi strutturati su prenotazione dove per alcuni anni la carne di maiale è stato il primo attore; abbiamo avuto anche edizioni Porco per la Vigna International in cui abbiamo presentato modi internazionali di cucinare la carne di maiale. Questi sono gli eventi più grandi che hanno fatto un po’ la storia… parliamo di 400-600 persone che hanno prenotato ogni anno.

Un evento che a me personalmente è piaciuto tanto è una particolare edizione del Novello d’Autore. Ogni anno chiediamo ad un artista di realizzare sei etichette diverse per il novello ed organizziamo un evento a tema. Un anno abbiamo scelto come tema la street art. Avevamo un artista muralista che ha dipinto le nostre botti durante la serata e contemporaneamente c’era un percorso con street food. L’evento si svolgeva in quattro aree distinte e separate che avevano ognuno una sua atmosfera. C’era un punto di passaggio tra le diverse aree che una volta superato ti dava la sensazione di entrare in un mondo completamente diverso, come in una magia.

In questo evento siamo riusciti a coinvolgere la pro loco ed altre realtà locali creando sinergie tra le espressioni del territorio. È stata una sinergia riuscita, e una sinergia che funziona può solo portare a emozioni.

Gli eventi che organizzate si rivolgono più ad appassionati/intenditori o a semplici curiosi?

Nei nostri eventi il vino quasi non è l’attore principale, fa da supporto alle altre cose che presentiamo. Ne proponiamo diverse. Ai nostri eventi viene gente di tutte le età, giovani, persone di mezza età, settantenni.. il pubblico è vario!

La ringrazio del tempo che ci ha dedicato. Avrei ancora un’ultima domanda: si può chiedere a una viticoltrice qual è tra i vini da lei prodotti il suo preferito o è come chiedere a una madre qual è il figlio a cui vuole più bene?

In effetti può essere un po’ così… non è facile sceglierne uno! Però posso dirti che ci sono dei vini preferiti che uno beve più piacevolmente, così come tra i figli (io ne ho tre e li amo tutti) ci può essere uno con cui caratterialmente si ha più affinità.

Emma Di Filippo
vinidifilippo.com

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