Intervista a Paolo Bartoloni (Cantina Le Cimate)

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Intervista a Paolo Bartoloni (Cantina Le Cimate)

Paolo Bartoloni, titolare della Cantina Le Cimate, ha fatto una scelta precisa e ha puntato sull’innovazione e sulla qualità per intraprendere una nuova fase della storia di famiglia. Il risultato è una moderna cantina, funzionale ed elegante, inserita in un magnifico contesto naturale dove con tecnologie all’avanguardia vengono prodotti i vini simbolo del territorio ed interessanti novità. Location da sogno per degustazioni ed eventi, non può mancare nella wish list di ogni appassionato enoturista!

Nata nel 2011, Le Cimate è una cantina relativamente giovane che però è forte di una tradizione famigliare nell’agricoltura e nella viticoltura. Possiamo dire che lei il vino ce l’ha nel sangue?

Beh per quanto ne bevo sì si può certamente dire! Scherzi a parte, facendolo da tanti anni il vino è sempre stato presente nella tavola della mia famiglia, come credo avvenga nelle case di tutti i produttori. La nostra era una produzione agricola che poi è diventata un’attività imprenditoriale. Anni fa il vino lo
facevamo in modo più rudimentale, con macchinari semplici. Per circa 20 anni il vino l’abbiamo fatto dentro una piccola stanza, quasi un garage, con i torchi di legno vecchi e altre apparecchiature semplici. Mio nonno mi chiamava sempre per fare queste pratiche vitivinicole nella “cantina”. Una volta uscito
dall’università di agraria, dovevo decidere che strada prendere, e dovevamo decidere anche per i nostri terreni. Avevamo la fortuna di avere un’azienda agraria ed eravamo arrivati al punto in cui o facevamo un investimento per una cantina produttiva oppure toglievamo le vigne. Ma sarebbe stato come buttare via le pepite d’oro! Questa zona è considerata una delle zone migliori di Montefalco come esposizione vinicola e terreni.

Come si è ingrandita l’azienda?

Abbiamo iniziato con 12 ettari 2011, adesso siamo a 23 (non tutti ancora in produzione, sei sono nuovi). Prima eravamo in due a lavorare, io in ufficio e il mio enologo in cantina, ora in cantina siamo in 4, in campo siamo passati da tre a otto, quindi siamo a 12 come forza lavoro più una persona che si occupa di amministrazione. A me piace occuparmi di un po’ di tutto, produzione, amministrazione, marketing.

La cantina prende il nome dalla zona collinare in cui si trova. E’ davvero uno splendido scenario naturale. Cosa si prova ad essere proprietari di tanta bellezza?

Ce lo dicono spesso quindi mi fa piacere. I turisti che vengono la prima cosa che dicono è “il paesaggio è bellissimo”. Mi rende orgoglioso che il nonno abbia scelto proprio questo terreno. Era carente come businessman per come lo intendiamo oggi, ma era imbattibile sulla parte agronoma. A più di ottant’anni si ricordava tutte le formule chimiche, sapeva tutto. Non mi stupisce che abbia azzeccato in pieno la scelta del territorio da acquistare.

La sua è una cantina moderna, che utilizza tecnologie all’avanguardia. Cosa l’ha spinta a prendere la direzione della modernità e dell’innovazione?

E’ moderna sia da un punto di vista architettonico, in cui c’è il tocco di mio padre, che è ingegnere, sia tecnico (i macchinari li ho scelti io). La scelta era o andare sul vecchio, fare una cantina in stile antico, magari sottoterra, con le rocce, gli archi, pietre, oppure puntare su qualcosa di diverso. Mi son detto, siamo una cantina giovane, non facciamo il vecchio nuovo… o nuovo vecchio, non so come lo definisco ora! Abbiamo fatto una cantina moderna ma senza pazzie architettoniche, tipo grandi vetrate o strane geometrie. E’ funzionale, pratica, pulita. La pulizia è la prima cosa che si deve vedere in cantina, secondo me: facciamo vino, non siamo metalmeccanici.

I macchinari li ho scelti dopo aver visto circa 30 cantine in tutta Italia, ho preso spunto scegliendo tra le cose migliori allora disponibili. Ma bisogna continuare a prendere, cercare cose all’avanguardia, pensando bene a quali investimenti fare.

Secondo lei si può sfruttare la specificità del territorio umbro per emergere a livello internazionale?

L’Umbria piace, ha appeal dal punto di vista enogastronomico e turistico. Il problema è che l’Umbria a livello internazionale come turismo va, ma come turismo vitivinicolo ha ancora lacune. Il Sagrantino di Montefalco che è il prodotto principe dell’Umbria non lo conoscono nemmeno in Italia. Il Brunello di Montalcino, il Chianti, l’Amarone li conoscono tutti, il Prosecco non ne parliamo. Il Sagrantino ancora non ha la pubblicità che invece dovrebbe avere.

L’Umbria è ancora più selvaggia rispetto alla Toscana che è già più turistica e commerciale, quindi si può sfruttare questo fattore e rivolgersi ai tour operator americani, che sono quelli che fanno la differenza.

Sempre di più stiamo assistendo al fenomeno degli americani che cercano la villa in Umbria, sia per affittare che per comprare. Sono persone che se visitano una cantina e apprezzano il vino comprano anche 40-50 bottiglie e relazionandosi con queste persone si possono aprire dei canali importanti.

Quanto incide secondo lei la presentazione di un prodotto nel suo successo, ammesso sempre che il prodotto sia di qualità?

Incide tantissimo. Il packaging dà uno stile alla cantina, per questo ne abbiamo scelto uno che sia moderno ed elegante, non retrò. Considera che per fare la cantina ci abbiamo messo un anno circa, per fare lo studio del logo sei mesi e per lo studio dell’etichettta altri sei mesi. Conta tanto perché sugli scaffali del ristorante o la vetrina dell’enoteca se non avessimo un’etichetta bella, un packaging bello non saremmo notati. Io penso che una cosa bella è bella, poi vero il giudizio è soggettivo, ma vedo che al 99% delle persone le nostre etichette piacciono. Per i vini rossi abbiamo scelto un packaging più tradizionale, mentre per i bianchi abbiamo voluto stili più accattivanti. All’inizio le etichette dei bianchi erano simili a quelle dei rossi, poi le abbiamo stravolte. Ad esempio per il VignaFante abbiamo pensato ad un’etichetta elegante che ripropone un dettaglio dell’opera “Il Fante” dell’artista Emanuele Luzzati. Anche per le bottiglie differenziamo i prodotti: abbiamo bottiglie di altezza e forme diverse, ognuna con un suo packaging. Questo comporta dei costi molto maggiori perché ammortizzi meno, ma ti permette di enfatizzare l’unicità del prodotto.

Le Cimate è una cantina aperta agli eventi. Perché organizzare eventi in una cantina

Perché portano turismo in cantina, portano persone che comprano direttamente in cantina. Il nostro investimento nella sala di degustazione a 120 posti è stato fatto per portare il turista qua. Abbiamo 120 posti. Portare il cliente qui oggi come oggi è importantissimo. Ma per portarlo prima devi avere una struttura di accoglienza, sia esterna (la strada, i parcheggi) sia interna (spazi, personale).

Negli anni ho costruito una rete, prima ero io che cercavo tour operator adesso sono loro che cercano noi.

Gli eventi che organizzate si rivolgono più ad appassionati/intenditori o a semplici curiosi?

Ci sono vari tipi di eventi e ognuno ha il suo pubblico. Alcuni, come Drink With – Musica a piccoli sorsi, sono eventi a tutto tondo che richiamano l’appassionato di musica tanto quanto l’enoturista a cui piace andare in cantina ad assaggiare a cui la musica dà un appeal maggiore.

Cantine Aperte è un evento di grosso richiamo che organizziamo volentieri nella nostra cantina. E’ un evento che attira un pubblico eterogeneo, con una forte presenza di giovani che vogliono venire in cantina a divertirsi e altri che invece vengono specificamente perché vogliono comprare. E’ faticoso ma c’è un buon ritorno in termini di visibilità e pubblicità.

Con il Rotary Club portiamo in cantina dottori e facciamo cene a scopo benefico. Con il ricavato di questi eventi siamo riusciti a far costruire dei pozzi in Burkina Faso, abbiamo aiutato un medico ad andare in Congo. Abbiamo fatto delle etichette speciali per il GSI gruppo solidale italiano, dai ricavi delle vendite hanno comprato materiale per una scuola africana.

La ringrazio del tempo che ci ha dedicato. Avrei ancora un’ultima domanda: si può chiedere a un viticoltore qual è tra i vini da lui prodotti il suo preferito o è come chiedere a un padre qual è il figlio a cui vuole più bene?

Eh se i vini avessero orecchie! Uno si potrebbe ingelosire… (ride) Dividendo per stagioni direi che i miei preferiti sono il Sagrantino per il periodo invernale e il Trebbiano Spoletino per il periodo estivo, che sono i due autoctoni del territorio. Sono i due vini che si possono fare solamente a Montefalco. Uno lo scelgo perché è il simbolo di questo territorio, e poi è buono! Il Trebbiamo lo scelgo perché è considerato il nuovo bianco dell’Umbria, sta lentamente superando il  grechetto nelle preferenze della gente.

Paolo Bartoloni
www.lecimate.it

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