Intervista a Paolo Zou (Dumbo Station)

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Intervista a Paolo Zou – Dumbo Station

Paolo, Benjamin, Stefano e Davide: sono i Dumbo Station, una giovane jazz band che propone una musica eclettica e performance live che avvicinano il pubblico. In loro compagnia un concerto jazz è divertente come una cena tra amici, interessante come una mostra d’arte contemporanea e semplicemente gustoso come l’abbinamento vino e taralli. Avvertenza: il jazz di Dumbo Station è adatto anche ai celiaci!

Ciao Paolo, ci presenti Dumbo Station?

Siamo quattro ragazzi, tre da Roma e uno dalla provincia di Sapri (Salerno), tra i 23 e 26 anni. Ci siamo conosciuti a Roma nel contesto del conservatorio. Io e Benjamin (il tastierista, nda) abbiamo iniziato a suonare insieme in altri gruppi poi abbiamo conosciuto Stefano (il bassista, nda) che a sua volta ha fatto entrare Davide. Da tre anni suoniamo in 4.

La vostra musica è difficilmente catalogabile, come la descriveresti a chi non vi conosce?

Effettivamente è giusto dire che è difficilmente catalogabile. Noi la chiamiamo New Jazz, con contaminazioni soul e funk. Forse la definizione che mi piace di più è un jazz moderno molto arrangiato.

Il vostro disco Tirana Cafè è uscito a gennaio di quest’anno. Un primo bilancio?

Direi che è andato bene. Abbiamo stampato qualche centinaio di copie e le abbiamo finite, a breve avremo anche il vinile. Anche su Spotify sta andando bene e grazie alla nostra etichetta Alfa Music, un’etichetta romana direi storica (presente dal 1990) siamo usciti con alcuni rivenditori importanti come Feltrinelli.

Ho letto in un’intervista che volete fare una musica inclusiva, non esclusiva. Secondo te cosa tiene lontano dal jazz molte persone e come si può proporlo in maniera da avvicinare un pubblico più ampio?

Davide: Il jazz si può sicuramente proporre in maniera inclusiva e credo che a noi venga più facile, in un certo senso naturale, proporlo in altri vesti. Io provengo da tutt’altri generi, ho trascorso tutta la mia adolescenza a suonare metal! Ma ognuno di noi nel gruppo ha un background diverso da un punto di vista musicale, con trascorsi nell’elettronica (Paolo), nel rock (Stefano) e nella musica classica (Benjamin). Nella nostra musica jazz cerchiamo di far intravedere altri colori dal punto di vista del genere musicali. Anche nella maniera in cui si approcciano i live si può essere inclusivi. Noi cerchiamo di evitare il distacco dal pubblico che è un po’ tipico di certe esibizioni jazz “esclusive”, da questo punto di vista siamo vicini ad una band che ad un quartetto tradizionale e credo in questo stia la nostra fortuna.

Paolo, ho letto che hai fatto una tesi sui chitarristi moderni, dal 2000 ad oggi. C’è un filo che unisce tutti questi musicisti? Quali sono i tratti che maggiormente caratterizzano i chitarristi jazz moderni rispetto al passato?

Sicuramente di punti in comune ce ne stanno! Uno dei primi è sicuramente il suono, che è cambiato parecchio negli anni. Uno dei fili conduttori è che si sta ricominciando a fare uso di distorsioni, e di altri pedali che venivano usati intorno agli anni ‘80. Di fatto la chitarra è uno strumento minore nel Jazz, a differenza di altri strumenti come i fiati, che hanno sempre fatto da padroni nel genere.

Il prossimo 2 settembre Dumbo Station suonerà alla Cantina Le Cimate a Montefalco. E’ il vostro primo concerto in Umbria?

Sarà il secondo. A maggio di quest’anno abbiamo suonato in una collaborazione con Rosario Giuliani al Ricomincio da Tre, un locale storico di Perugia.

Suonerete in una cantina, un contesto suggestivo e particolare. Vi è già capitato di suonare in location insolite?

No, abbiamo suonati soprattutto in locali, a un paio di festival e contest. Il 17 giugno suoniamo alla rassegna Gianicolo in Musica, un festival con la direzione artistica di Roberto Gatto. Quella sì che è una location particolare: una terrazza con vista su tutta Roma, bellissima!

Musica jazz e vino: è un matrimonio che può funzionare?

Paolo: Anticipo io, son celiaco quindi non posso bere birra, dunque per me musica jazz e vino assolutamente sì!

Davide: Il nostro jazz è molto diverso dalla tradizione, in certo senso punk rock nell’imposizione e questo magari fa pensare che il pub sarebbe il contesto migliore. I jazzisti invece vogliono sempre fare un po’ i raffinati, con il calice di rosso in mano… però la verità è noi tutti e quattro amiamo il vino, quindi sì a musica jazz e vino!

Ti vengono in mente altri matrimoni possibili? Jazz e…

Paolo: Mi piacerebbe un matrimonio tra musica jazz e gli ambienti della musica tecno. Ah, una volta abbiamo fatto una serata jazz e porchetta, è stato molto divertente!

Davide: jazz e teatro. Sono molto affini e funzionano bene insieme, l’ho notato quando mi è capitato di accompagnare un teatrante che fa monologhi: l’improvvisazione musicale si può legare a quella teatrale. E poi jazz e taralli, perché sono un grande amante dei taralli!

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