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Fyre Festival: 5 lezioni da imparare da un evento fiasco

IL BLOG DI ARGILLA

Fyre Festival: 5 lezioni da imparare da un evento fiasco

Un evento andato male è un flop, ma un evento andato talmente male che il suo organizzatore è finito in galera per frode, è un disastro. È la storia del Fyre Festival, il cui fallimento è stato così grosso e rumoroso da far sentire ancora la sua eco dopo due anni e da aver ispirato ben due documentari appena usciti su Netflix e Hulu.

Il Fyre Festival prometteva di essere “la più grande festa mai avvenuta” e con questo claim ha lanciato un’imponente campagna di influencer marketing sui social network, coinvolgendo le modelle più famose del mondo. Peccato che “la più grande festa mai avvenuta” non sia, appunto, mai avvenuta e che sia finita in una causa da 100 milioni di dollari per i suoi organizzatori.

Ma cosa ha portato l’evento alla catastrofe?

Il Fyre Festival doveva essere un evento musicale di lusso su un’isola privata delle Bahamas. I biglietti sono stati venduti a prezzi che andavano dai 1.000 ai 12.000 dollari, fatta eccezione per i pacchetti VIP da 250.000 dollari (sì, duecentocinquantamila dollari, non ho sbagliato a digitare il numero di zeri) che comprendevano villa di lusso, ristorazione gourmet e servizi esclusivi come lo yatch privato. Il programma del Festival prevedeva concerti di band e artisti come i Blink-182, Migos e Major Lazer, party in spiaggia, splendide modelle, banchetti sontuosi.

Il 12 dicembre 2016 viene lanciata la campagna social, con 63 influencer che postano simultaneamente un quadrato arancione sui social media con l’hashtag #FyreFest. Nel giro di 24 ore, si raggiungono i 300 milioni di impressions.

Gli influencer coinvolti – per lo più modelle del calibro di Kendall Jenner e Bella Hadid – vengono pagati profumatamente per i loro post, dai $10.000 ricevuti da quelli con meno seguito fino ai $250.000 pagati alla Jenner. I post non vengono segnalati come contenuto promozionale con gli hashtag #ad o #sponsored, violando così le regole di trasparenza pubblicitaria stabilite dalla Federal Trade Commission.

La campagna continua fino a coinvolgere 400 influencer che condividono post visti da milioni di utenti. Gli organizzatori del festival pagano voli aerei e spese di soggiorno a un via vai di modelle e influencer che raggiungono le Bahamas ogni weekend per farsi foto in spiaggia e sugli yacht e condividere i loro post sul Fyre Festival.

Il Festival è in programma per due weekend – dal 28 al 30 aprile e dal 5 al 7 maggio 2017. Il 21 aprile, sono stati venduti solo 8.000 dei 40.000 biglietti che gli organizzatori del festival avevano promesso di vendere agli investitori, meno del 25%. Inoltre, molti biglietti sono stati venduti a un prezzo fortemente scontato. La campagna social, per quanto imponente e pervasiva, non ha convertito le impressions in vendite.

Il 27 aprile i Blink-182 annunciano via Twitter ai loro fan che non parteciperanno al festival, perché non si sentono “sicuri di avere ciò di cui abbiamo bisogno per darvi la qualità delle performance che diamo sempre ai nostri fan”.

Fyre Festival

Lo stesso giorno, gli ospiti iniziano ad arrivare a Great Exuma, la remota isola delle Bahamas servita da un solo piccolo aeroporto. Quello che si trovano davanti non è lo scenario da sogno per cui hanno pagato (caro) ma un desolante accampamento di tende anti-uragano montate a metà, il cibo gourmet nient’altro che scatole di polistirolo contenenti cadaveri di lattuga.

Fyre Festival

Molti di loro vogliono andarsene subito, ma non possono perché l’aeroporto è già chiuso.

La mattina del 28 aprile, giorno dell’apertura del festival, con molti ospiti già in loco e già molto scontenti, l’evento viene improvvisamente “rimandato” per “circostanze impreviste” via Twitter. In un altro tweet, gli organizzatori informano che stanno organizzando i voli per far rientrare a casa gli ospiti velocemente, ma i voli a disposizione non sono sufficienti per tutte le persone presenti sull’isola. È il caos, gli ospiti restano per ore accampati in aeroporto senza informazioni e senza generi di conforto. I social esplodono, in poche ore il #FyreFest diventa il #FyreFraud.

A peggiorare le cose, arriva un tweet di Ja Rule con scuse puerili, senza punteggiatura e dal tono isterico. Il rapper afferma di non sapere come tutto possa essere andato tanto male e “urla” (scrivendo in caps lock) che non è colpa sua.

Fyre Festival

La debacle è totale. L’enorme buzz creato dalla campagna social torna come un boomerang in testa agli organizzatori, la notizia del disastro del Fyre Festival circola in tutto il mondo, il contrasto tra i post glamour e patinati degli influencer postati prima dell’evento e quelli desolanti dei partecipanti che mostrano la verità del festival è così forte da sembrare una parodia.

Si aprono diverse cause contro gli organizzatori, la più seria quella che li accusa di aver frodato gli investitori per più di 24 milioni di dollari, per la quale oggi Billy Mc Farland sconta sei anni di carcere.

Dai grandi fallimenti c’è sempre da imparare, ecco alcune lezioni che gli organizzatori di eventi possono trarre dalla vicenda della “più grande festa mai avvenuta”.

1. NON CREARE FALSE ASPETTATIVE

Può sembrare intuitiva o elementare, eppure spesso questa semplice regola viene ignorata. La campagna di marketing del Fyre Festival è stata completamente incentrata su bellissime modelle che condividevano foto da sogno mentre bevevano cocktail su spiagge tropicali o facevano sci d’acqua in acque cristalline. L’aspettativa che si è creata è che durante il festival quelle stesse modelle e influncer sarebbero state presenti, che quell’atmosfera di lusso e divertimento sarebbe stata la stessa che avrebbe caratterizzato l’evento.

Per niente. I partecipanti si aspettavano ville di lusso ma hanno trovato le tende. Si aspettavano voli in jet privati ma hanno volato a bordo di 747 commerciali. Si aspettavano alta ristorazione e hanno ricevuto sandwich al formaggio in scatole di polistirolo. Sia gli organizzatori che gli influencer hanno fatto false promesse, ovviamente smascherate nel giro di una manciata di ore con un danno di immagine e di credibilità irreparabile.

2. LA LOGISTICA VIENE PRIMA DEL MARKETING

Il documentario di Netflix racconta di come, ad un certo punto durante la preparazione del festival, fosse stato assunto un consulente per la logistica che aveva subito fatto notare che l’isola non aveva la capacità di ospitare 40.000 persone. È stato licenziato.

Gli organizzatori erano così presi dalla loro imponente e sciaguratamente costosa campagna di marketing, da lasciare in secondo piano gli aspetti logistici e organizzativi. Gli sforzi erano tutti concentrati sul dare l’immagine glamour ed esclusiva di un evento che avrebbe fatto concorrenza a Coachella, ma intanto non si aveva un’idea esatta di come i partecipanti avrebbero raggiunto l’isola, di dove avrebbero dormito, di quali erano le necessità tecniche delle band invitate a esibirsi. Logistica prima, marketing poi.

3. IL BUDGET: SE LO CONOSCI NON TI UCCIDE

McFarland non aveva idea di quanto sarebbe costato l’evento. I suoi consulenti gli hanno detto che sarebbe costato tra i 5 e i 12 milioni di dollari. Non ci ha creduto e ora è in galera per una frode da 24 milioni.

Non solo McFarland non aveva calcolato il budget che gli sarebbe servito per sostenere tutti i costi dell’evento, ma ha letteralmente sperperato parte dei fondi che aveva a disposizione dagli investitori nella campagna di influencer marketing, apparentemente senza un piano di spesa. Calcolare preventivamente il budget di un evento è un’attività cruciale e imprescindibile, da cui dipende tutto il resto.

4. LA CRISIS MANAGEMENT È UN’ARTE CHE NON VA MESSA DA PARTE

“Se qualcosa può andare male, lo farà” è un vecchio adagio, ma come molti luoghi comuni ha un solido fondo di verità. Bisogna essere preparati sempre alle emergenze, sapere esattamente cosa si farà, avere una procedura e una policy di gestione della crisi. Chiedere scusa via Twitter con un messaggio sgrammaticato a migliaia di persone arrivate su un’isola sperduta delle Bahamas dove le hai accolte con formaggio e foglie di lattuga, non è esattamente quella che gli addetti ai lavori chiamano crisis management.

5. AFFIDARSI A CHI LO SA FARE

Si può avere una grande idea, ma per realizzarla servono persone del mestiere.

Se McFarland e Rule non si fossero improvvisati organizzatori di un grande evento, se avessero ascoltato i loro consulenti, se avessero realizzato il loro progetto affidandosi agli esperti per tutti gli aspetti che da soli non erano in grado di gestire, magari oggi davvero il Fyre Festival darebbe filo da torcere al Coachella.

L’organizzazione di eventi è una professione che richiede competenze e esperienza. Se si improvvisa, i risultati possono essere disastrosi, come insegna la storia del Fyre Festival, la grande festa che non è mai avvenuta.

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